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BALALA’ TRALALA’

La visione del mondo dei bambini, priva di pregiudizi e sovrastrutture culturali, è affascinante. La loro ingenua interpretazione della realtà, semplice e istintiva, pesso sorprende. Realtà e immaginazione si combinano nel gioco ma ai bambini non importa quanto è pura fantasia e quanto simulazione del vero.

Il raccontare favole,entrando mentalmente in quella atmosfera fantastica, è per gli adulti una pratica efficacissimaza per dimenticare lo stress quotidiano; è inoltre un mezzo molto adatto a trasmettere ai bambini, attraverso le avventure dei protagonisti, principi morali e concetti base per una convivenza civile.

Di seguito gli incipit di alcuni racconti

INCIPIT

Era una gran festa per Robertino trascorrere una settimana di vacanza in campagna dallo “zio pazzo”, così lo chiamavano i suoi genitori per quella sua mania di inventare strumenti curiosi che non servivano assolutamente a nulla.

«Questa – si difendeva lo zio – è un’opinione distorta dalla sete di guadagno. Non è inutile dedicarsi a qualcosa che stimola e mantiene elastica la mente, specialmente quando si invecchia e il cervello tende ad arrugginirsi. E poi io costruisco marchingegni recuperando pezzi qua e là dai dispositivi che la gente abbandona dove capita quando non funzionano più. Dovrebbero portarli alla discarica ma è scomodo, e chiedere che vengano a prenderli è solo una perdita di tempo, vengono quando gli pare, cioè quasi mai. Quindi se nessuno li raccogliesse la strada sarebbe un immondezzaio. Io faccio una meritevole operazione ecologica a raccattare tutto! Ma già, chi pensa al bene comune viene considerato un povero ingenuo nel migliore dei casi, se non un matto».

   I genitori di Robertino erano abituati a questa litania che si ripeteva tutti gli anni quando portavano il figlioletto da quello zio così originale che viveva in una cittadina di mare, non andava mai né in spiaggia né sul lungomare, si ostinava a cercare di trasformare in frutteto ed orto un pezzo di pineta scoscesa dietro casa e andava nottetempo ai cassonetti dei rifiuti a frugare tra le cose che la gente abbandonava. Ma Robertino si divertiva un mondo e aspettava con ansia quella settimana dallo zio, appena finita la scuola.    Prima di ripartire la mamma “srotolava” un papiro infinito di raccomandazioni che nipote e zio ascoltavano con la stessa attenzione che avrebbero dedicato ad un documentario sui lombrichi alsaziani.

«Mi raccomando Robertino non toccare nulla senza permesso e tu “Archimede”, zio inventore, se inventi un chissacosa quale che sia, tieni tuo nipote sotto controllo, non fargli toccare niente di elettrico né di appuntito, né contundente, né tagliente – e concludeva con un tono tra l’ansioso e il divertito – insomma vedi di restituircelo sano e salvo.

«Eh là! Sarò uno zio un po’ strano ma mica sono matto!»

E giù con una bella risata liberatoria generale mentre il ragazzino si portava l’indice alla fronte come si fa per indicare che la persona cui ci si riferisce è un po’ “toccato”, cioè non proprio nel suo.

«Zio Mario, cosa inventiamo di bello quest’anno?»

INCIPIT

Il piccolo Tommy curiosava tra gli oggetti custoditi gelosamente nella “stanza dei ricordi” che la nonna Amelia aveva lasciato inavvertitamente con la porta socchiusa …

  Quello era il periodo dell’anno che preferiva, quando la scuola aveva chiuso i battenti e il giorno stesso lui andava in campagna dalla nonna; la mamma rientrava in città e non restava che aspettare qualche giorno per l’arrivo dei cuginetti.   Così si formava una piccola banda di birbantelli che si univa ai bambini del paesello ed erano giocate da mattino a sera, fino all’esaurimento delle forze. Che pacchia! Quanto ai compiti? 

«Riposino in pace – pensava Tommy – nessuno è mai morto per non aver fatto i compiti in vacanza».

  Così il ragazzo si era auto-autorizzato a non perder tempo con i compiti, ma ai genitori si era ben guardato dal dirlo. Se ne sarebbero accorti poco prima che ricominciasse la scuola, una bella sgridata, pancia a terra per recuperare all’ultimo momento, e intanto si era goduto le vacanze. Come sempre, perfetto così. Occorreva adesso lasciar trascorrere quei pochi primi giorni in cui, essendo privo di compagni di giochi, si annoiava mortalmente. Il fatto però che la porta della stanza dei ricordi fosse rimasta aperta gli apriva nuovi ed entusiasmanti orizzonti: nulla cacciava la noia più che fare una cosa proibita!

La sua attenzione fu attirata da una specie di forziere che giaceva in un angolo sepolto sotto una coltre di vecchie coperte colorate e piene di polvere.

 «Uauh! Vuoi vedere che è uno scrigno dei pirati? – esclamò Tommy tutto eccitato – magari sarà pieno di monete d’oro!»

 “E dai, cosa aspetti? – gli suggeriva la vocina maliziosa dalla sua Testolina curiosa – andiamo a vedere, non facciamo nulla di male”

“Ma la nonna non vuole – provò a frenare la sua coscienza – non sarebbe contenta”.

   La Testolina curiosa si alleò con la signora Noia, mise a tacere quella Coscienza petulante e Tommy si intrufolò furtivamente nella stanza proibita e puntò decisamente verso quel forziere misterioso.

    Senza tanti riguardi Tommy tolse le vecchie coperte buttandole in terra; la polvere che si sollevò gli procurò una serie di starnuti che tentò invano di soffocare. Se la nonna lo avesse scoperto a frugare in quella stanza una bella sgridata non gliela avrebbe tolta nessuno e magari per punizione gli avrebbero fatto saltare la merenda.   Si volse verso la porta molto preoccupato: per nulla al mondo avrebbe voluto esser privato del pane e cioccolato che gli preparava sempre la nonna … Fortunatamente non lo aveva sentito nessuno. La sua attenzione tornò al forziere: sì, sembrava proprio un forziere dei pirati, chissà come era finito proprio lì … Che il povero nonno Ubaldo fosse stato un discendente dei pirati? O forse era stato lui stesso un terribile pirata ed era per questo, perché non lo si sapesse, che nonna Amelia teneva sempre gelosamente chiusa la porta di quella stanza?    Fremendo per l’emozione sollevò il coperchio; fece una certa fatica perché era molto pesante e si sporse ansioso di vederne il contenuto. Tobia, il gattone della nonna, saltò dentro con un gran balzo facendo un rumore infernale; nel forziere si trovavano due scettri, uno d’oro con tanti rubini incastonati intorno ad una gemma rappresentante il sole, l’altro d’argento con una grande gemma azzurra raffigurante la luna attorniata da piccoli diamanti rilucenti; all’impatto col felino cozzarono con violenza uno contro l’altro producendo scintille ed una strana melodia che si diffuse per tutta la stanza. Un rumore di passi che si avvicinavano in fretta mise in allarme Tommy: stava arrivando la nonna e se l’avesse scoperto lì, per giunta a frugare nel forziere sarebbero stati guai grossi!

   Dove nascondersi? Non c’era molto tempo per pensare: si infilò nel forziere e tirò sopra di sé il coperchio chiudendosi dentro; Tobia che era rimasto intrappolato con lui emise un miagolio di disappunto. Voleva dar solo un’occhiata, mica rinchiudersi in prigione!

INCIPIT

Ci sono in Perù delle valli straordinarie: ricchissime di tanti minerali che danno ciascuno una propria tinta alle rocce: il risultato è una alternanza di strisce multicolori da togliere il fiato.    Chi desidera fare una esperienza indimenticabile può farsi portare in elicottero a sorvolare quelle cime per ammirare lo splendore di quel panorama.

   Così, per festeggiare la promozione all’esame di terza media Paolino aveva strappato come premio la promessa di fare quel giro in elicottero. In verità suo padre aveva posto una condizione capestro: per guadagnare quel premio Paolino avrebbe dovuto ottenere all’esame la media del nove, risultato difficile da conseguire per quel monello che, a causa di una condotta non proprio esemplare, si era presentato all’esame con una votazione ben poco brillante. Che faccia avevano fatto papà e mamma vedendo tutti nove e un dieci addirittura nei risultati d’esame!

   Quella sera Paolino non riusciva a prender sonno per l’eccitazione e sentiva i suoi genitori che discutevano non riuscendo a prender sonno per la preoccupazione.

«Ma cosa ti è saltato in mente di fare quella promessa? – diceva sottovoce la mamma sull’orlo di una crisi di disperazione – ma lo sai quanto ci verrà a costare quel viaggio in Perù? In fondo era solo l’esame di terza media, mica la laurea con centodieci e lode e dignità di stampa alla Bocconi!»

«Vuol dire che non cambieremo l’auto.»

Mormorò il padre rassegnato

«Bella soluzione! Era la mia auto quella da cambiare, ecco perché trovi semplice la soluzione!»

    Paolino se la rideva: quel risultato non era proprio esatto, ma non posso rivelare il trucco; comunque il ragazzo non aveva rimorsi perché sapeva che anche i suoi genitori desideravano un sacco fare quel viaggio, ma non avrebbero avuto il coraggio di affrontare quella spesa se lui non li avesse per così dire aiutati a prendere quella decisione. In fondo, pensava Paolino, era lui che aveva fatto un regalo a loro! E così aveva messo a posto la coscienza: birbante sì, ma a fin di bene.

   Così era andata, ora sull’elicottero, col naso all’in giù tutti e tre scattavano fotografie a raffica tra mille esclamazioni di meraviglia.

«Possiamo abbassarci un pochino? – chiese il papà – quell’avvallamento ha dei colori diversi da tutti gli altri della zona, mi incuriosisce veder meglio di che si tratta.»

Il pilota accondiscese e scese quel tanto che consentì di notare una modesta estensione di alberi molto fitti sul fondo di una gola lunga e stretta.

«Avevo letto che non c’è nessuna vegetazione in queste valli, ma quella …»

«In verità non la conoscevo neppure io, ammise il pilota, eppure sono anni che porto turisti a fare questa visita»,

 «Scenda un po’ per favore – chiese il papà, se è un fatto così sorprendente potrei ricavarne un articolo da far pubblicare su qualche rivista di viaggi»

«Ottima idea – esclamò la mamma – così col ricavato ci paghiamo il viaggio e cambiamo anche la mia macchina!»

Il pilota però non era affatto entusiasta dell’idea:

«Devo chiedere l’autorizzazione alla Direzione, è un fuori programma e va autorizzato. Scenderò solo poco poco per un attimo, ma se non arriva il permesso subito dovrò riprendere quota».

In realtà scese di parecchi metri, ma aveva appena annunciato di dover risalire perché la Direzione aveva negato il permesso che si sentì un grande botto.

«Qualcosa ci ha colpiti – gridò il pilota, ci hanno rotto l’elica! Precipitiamo!»

L’elicottero precipitava ruotando su sé stesso, fuori controllo.

Papà, mamma e Paolino erano lividi per il terrore: si abbracciarono stretti stretti in attesa dell’urto sul terreno.

 «Se abbiamo fortuna – mormorò il pilota – forse gli alberi attutiranno un poco l’impatto».

   Furono le ultime parole che udirono alla torre di controllo.

«L’ho perso maledizione – esclamò l’ufficiale responsabile dei voli del piccolo aeroporto turistico – glielo avevo detto che non aveva il permesso di scendere, avrà urtato qualcosa e sarà precipitato.»

«Ben gli sta a far di testa sua!»

    L’ufficiale guardò stranito il vecchio collega che, da pensionato, non sapendo come trascorrere il tempo andava a rompere le scatole agli ex colleghi che lavoravano. Non era quello il modo di ragionare. Che cinismo!

«Ai miei tempi lo avrebbero licenziato – continuò imperterrito il vecchietto – ma oggigiorno magari se la cava con una bella multa, tanto tutti fanno sempre quel cavolo che vogliono. Una multa e si ricomincia, vedrai.»

L’ufficiale lo fulminò con lo sguardo:

«Sempre che lo ritroviamo vivo! Attivo subito la squadra di soccorso.»

   Gigante, il cane bassotto mascotte che seguiva sempre l’ufficiale, percependone l’irritazione pensò seriamente di mordere alla caviglia quel vecchiaccio cattivo.

incipit

  Quando la follia umana aveva raggiunto l’apice, non esisteva più nessun posto in cui regnassero Amore, Rispetto, Solidarietà, Onestà, Sincerità, Dignità, che avevano dovuto ritirarsi e lasciare campo libero a Odio, Disonestà, Prevaricazione, Indifferenza, Falsità, Tradimento.

Restavano ancora a combattersi sul campo Bontà e Cattiveria, ma anche le sorti di quel duello sembravano ormai segnate. La testardaggine di Bontà era irritante.

 «Arrenditi sciocca cocciuta che non sei altro – così Cattiveria apostrofava l’avversaria Bontà con un ghigno soddisfatto – ormai hai ben pochi seguaci che più seguono i tuoi principi, più si espongono alle cattive azioni dei miei sostenitori; non vedi che stanno soccombendo uno dopo l’altro senza speranza?»

Cattiveria avrebbe potuto eliminare Bontà con pochi colpi ben assestati, se avesse voluto, ma preferiva lasciare che continuasse a soffrire vedendo perire i buoni uno a uno…Quello che più faceva soffrire Bontà era vedere che molti buoni, per non essere eliminati brutalmente, si convertivano in cattivi andando così a ingrossare le fila dei loro rivali. I pochi che ancora resistevano se ne stavano nascosti ai margini del deserto dove i cattivi non andavano mai perché era un posto così inospitale che non sapevano a quale cattiveria dedicarsi per renderlo peggiore. Era stato il Vecchio Saggio a intuire quella possibilità:

«Se un cattivo non ha modo di compiere cattive azioni che cattivo è? – aveva pensato – rischia di perdere la sua natura, quindi si terrà ben lontano da quel posto.»

Così si era salvato insieme ai pochi che avevano creduto in lui; per gli altri che avevano esitato, ormai ogni possibilità di raggiungerli era preclusa perché i cattivi presidiavano ogni strada e ogni sentiero.

Ma il tempo passava e il Vecchio Saggio sentiva che le forze gli venivano meno e presto non sarebbe più stato in grado di sopportare la dura vita che si conduceva in quella landa inospitale.           

Radunò allora tutti i capi famiglia per informarli delle proprie intenzioni in modo che avessero il tempo di scegliere a chi di loro affidare il compito di guida dopo che lui si fosse ritirato.  Ma nessuno dei capi famiglia si sentiva all’altezza del compito e lo scongiurarono di non lasciarli:

«Vedi Saggio – esordì con tono grave Abramo, il più anziano dei capifamiglia – non è della tua forza che abbiamo bisogno, ma della tua saggezza e lungimiranza; la tua mente è lucida e vede lontano, questo ci ha salvato dai Cattivi e questo garantisce la nostra comunità come nessuno di noi saprebbe fare; finché tu sarai la migliore guida possibile ti chiediamo di restare tu a condurci per il giusto cammino.»

«Abramo, come tu hai detto, la mia mente vede lontano, e vede che presto il mio pensiero si appannerà, la mia guida sarà meno sicura, vi indurrà in errori e infine vi troverete sbandati e impreparati a tenere a bada i cattivi. Io vi osserverò da lontano e, finché ne avrò la capacità, potrò vegliare affinché non commettiate errori gravi, i Cattivi aspettano solo questo e stanno in agguato. Ma dovete prendere voi in mano il destino della comunità dei Buoni scegliendo chi sarà la vostra nuova guida negli anni a venire. Quanto a me, come è nella tradizione del nostro popolo, quale ultimo atto di bontà mi ritirerò in solitudine nella grotta del grande albero ai margini di questo deserto domani stesso e da lì osserverò lo scorrere della vostra vita da lontano, fino al momento in cui la mia vita non scorrerà più.»

Il testo è intervallato daalcuni disegni dll’autore;

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